Denunce, salvaguardia e valorizzazione dell'ambiente

Non c’è momento significativo, delle passate vicende delle nostre genti, che non sia stato vissuto sull’acqua del Noncello, Meduna e Livenza che, ancora oggi, debbono essere considerati elementi indispensabili ad elevare globalmente la qualità del nostro vivere.


La continua opera di sensibilizzazione, posta in essere dall’Associazione Gommonauti Pordenonesi, credo possa ormai dare gli sperati frutti in ordine alla salvaguardia e alla valorizzazione dell’asta fluviale formata dai fiumi di cui sopra che ricordo svilupparsi a cavallo di due regioni: Friuli Venezia Giulia e Veneto, di tre province: Pordenone, Treviso e Venezia, e di quindici comuni.
Amministrazioni diverse, programmi diversi, sensibilità diverse.
Ambisce - l’Associazione - porsi nel panorama provinciale, regionale e nazionale quale punto di riferimento di quanti accomunano alla passione per la navigazione da diporto una particolare vocazione per gli aspetti turistico-culturali non disgiunti al rispetto dell’ambiente e del territorio.
Ed è per questo che fin dalla sua fondazione (1979) l’Associazione si è battuta per la salvaguardia ed il risanamento del Noncello, denunciandone in più occasioni il suo degrado e le ferite inferte dalle discariche abusive, dagli inquinamenti di varia natura ed origine, dalle sponde franate, dalle ostruzioni di vario tipo.
E’ fin troppo evidente che tutto quello che soffoca e distrugge il fiume, altera e distrugge il delicato equilibrio dell’ecosistema fluviale del quale - naturalmente - fa parte anche l’uomo che su quel territorio insiste: e siamo convinti di ciò.
E’ dal Noncello che l’Associazione intende muoversi verso la valorizzazione dei tre fiumi in chiave turistico-culturale con l’impegno a non demordere e a non tirarsi indietro nel denunciare le improcrastinabili terapie di cui l'agonico fiume necessita.
Siamo fermamente convinti che i tempi siano maturi e questa sia veramente la volta buona.
Solo dalla collaborazione di tutte le forze - soprattutto di quelle politiche, a volte disinteressate o troppo impegnate - si potrà dare corpo alle proposte e alle aspirazioni.


In quest’epoca di globalizzazione, di progressivo ed incessante abbattimento di muri e frontiere, noi invece dobbiamo ancora - ogni giorno - misurarci con gli artificiosi confini tra comuni, province e regioni che purtroppo limitano l’orizzonte e la visione delle cose e fanno sì che ciascuno, all’interno del suo territorio, si senta depositario della verità.
Noi vorremmo che la verità di ciascuno esca dai propri confini e si confronti con quella di altri; vogliamo anche che ciascuno sia invogliato a trasmettere agli altri le proprie esperienze. Dal confronto delle idee e dei fatti trarrà nuovo slancio e vigore il progetto di rivitalizzazione dell’antica e storica asta fluviale armonizzando i programmi di intervento.
Non si può non riferirsi - con immediatezza - ad una possibile utilizzazione dell’idrovia per una ricercata ed attuale forma di turismo nautico che riscopra non soltanto le bellezze naturali ma anche gli aspetti storici e culturali delle località rivierasche e dell’immediato entroterra magari dando corpo, in sinergia con tutti i comuni litorali, ad un itinerario turistico di importanza culturale, collegando le numerose località con delle imbarcazioni appropriate.
Idonei approdi per l’ormeggio consentirebbero di visitare le ville di Pasiano, Prata, Portobuffolè, Brugnera; altresì apposite postazioni costruite lungo il percorso permetterebbero di osservare la fauna senza turbarla.
Esempio significativo ci viene dalla città di Motta di Livenza che - per ferma e convintà volontà dell'emerito Sindaco Alberto Vidi, venuto a mancare prematuramente, - ha portato a compimento un progetto di ampio respiro e di forte valenza politica: il ripristino dell’antico corso della Livenzetta con la creazione di un gradevole approdo nel cuore della città, in vista proprio di uno sviluppo turistico del fiume. Ma approdi insistono anche a Meduna di Livenza, Torre di Mosto, La Salute di Livenza e tutti insieme ci fanno capire quali siano i propositi della confinante Regione Veneto.


E la friulana Pordenone cosa fa? Cosa fa questa città che viene citata sempre come città sul Noncello, che idealmente vive in simbiosi col suo fiume fino a darsi uno stemma che mostra le porte cittadine aprirsi sull’acqua? Questa città legata al mare da un ammaliante "cordone ombelicale" che si addentra per circa 100 Km in un paesaggio unico, piacevole alternativa turistica al caotico traffico stradale, soprattutto nei periodi vacanzieri?
Sembra che il fiume non riguardi la vita cittadina, non rappresenti un elemento importante per lo stesso assetto urbano, non meriti alcuna considerazione per quello che ha dato all’economia di Pordenone fino a contribuire a forgiare - tra battere di magli e vorticare di ruote di mulini - belle tempre di imprenditori.
E il Noncello è là che scorre sotto le finestre della casa comunale ad invocare di essere tutelato.


Il fiume sovente é l'elemento unificatore e la vera chiave di lettura delle vicende storiche, economiche, artistiche, tecnologiche dei territori che attraversa, dalle sorgenti fino al mare. L'acqua, quella particolare acqua che scorre in ciascun fiume, è la vera interprete della vita quotidiana: risorsa idrica ed economica, fonte di sussistenza e di reddito, indispensabile ai lavori di tutti i giorni, importante via di comunicazione. Ma anche il colore del fiume, il suo rumore, la temperatura dell'acqua, la velocità della corrente, il clima che genera, si riflettono nel mondo esterno che brulica tutt'intorno.
Il fiume è padre, madre, fratello, vita, morte, castigo - un dio. E ancora: è voce, ambasciatore, nunzio, presagio. Ogni fiume porta con sè un destino, scritto nell'acqua.
Bisogna parlare con un uomo di fiume, un uomo che vive vicino ad un rivo anche piccolo, per capire quanto la sua storia si innesti in quella del fiume e il fiume viva in lui, con quello che ha di bene e di male, con quello che porta e porterà.


CARI AMMINISTRATORI DI IERI, OGGI E DOMANI: BASTA PAROLE, VOGLIAMO FATTI!